il gazebo del tempo speso

l'antica lettera al posto di what's app

Perché non provare ogni tanto a lasciar da parte la conversazione per stare un po' con se stessi?

Perché non lasciare un attimo da parte lo smartphone e riprendere in mano la penna o la tastiera?

Senza alcuna nostalgia del “buon tempo antico” che comunque aveva diversi limiti, senza il culto del moderno a tutti i costi.

Un po' di momenti di connessione con se stessi, un defilarsi dalle mille attività e impegni a volte assillanti e l'esercizio è semplice: scrivere una lettera a se stessi.

Come se la dovessi spedire, come se due parti di te dovessero comunicare.

E puoi far parlare queste due parti contrastanti, vivere i tuoi momenti di dubbio e magari scioglierli al ritmo lento e riflessivo della scrittura.

Puoi dialogare con il tuo io del passato: il bambino/la bambina interiore che ha subito imposizioni, svalutazioni, rifiuti, che magari si è sentito abbandonato. Andargli incontro per collegarti a quel momento del passato che ti ha fatto male, che ti ha arrestato e magari giace nascosto in attesa di un momento di riscatto.

Puoi scrivere al te stesso di adesso. Come ti vedi? Con quali limiti? Quali aree della vita potresti migliorare e in che modo? Che cosa ti fa soffrire che cosa ti delizia? Che cosa ti impedisce di andare verso la gioia? Quali sono i tuoi propositi sull'immediato?

Sii consapevole se ti stai lasciando andare o sei tu il protagonista della tua vita..

Puoi parlare ancora a un ipotetico te stesso del futuro.

Dove ti vedi e come ti vedi nel futuro? Attivo/a spento/a? Realizzato/a deluso/a?..

Prova a sentire a fare risuonare in te le parole benessere felicità e collegale a un obiettivo concreto e poi quali promesse potresti fare a questo essere del futuro per dargli il meglio che puoi'?

Perché raggiunga il suo traguardo di essere umano, perché realizzi il suo compito di vita.

Come vedi ,le strade per cominciare a prendere confidenza con te stesso/a e la scrittura sono tante e tante chiarezze su di sé compariranno via via che procedi con l'esercizio.

Un esercizio che non richiede alcuna tecnica, solo attenzione a se stessi. Provaci!

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cinquant'anni: età del tramonto?

Cinquant'anni? Età del tramonto?

No per fortuna no per tante donne.

E non parlo di quelle che magari non sono mai cresciute e tali resterebbero anche in età avanzata, ma delle altre che hanno attraversato la vita.

Sono donne che hanno vissuto entusiasmi giovanili, errori e cadute. Si sono realizzate nella famiglia o magari hanno subito rotture sentimentali e divorzi.

Donne che si sono rimboccate le maniche per vivere, che hanno sudato e corso con pochi appoggi per poi arrivare cariche di esperienze e anche di ferite da guarire verso il centro di sé.

Donne che sanno curarsi interiormente ed esteriormente, donne che hanno imparato il vero benessere più che la ricerca di un traguardo puramente materiale o un obiettivo di carriera.

Sono quelle che hanno rifuggito la banalità, il vivere dozzinale, sperimentando e sbagliando, acquisendo esperienze in diversi settori della vita. Per imparare dai loro errori e diventare veramente sagge ed adulte.

Sono donne che ballano, che godono, che fanno la vita di tutti ,ma con uno sguardo al loro mondo interiore. Facendo un passo al giorno per capire qualcosa in più di se stesse o degli altri. Donne che non si fermano all'apparenza e che magari accettano il sopravvenire di qualche segno del tempo.

Segno non di degrado ma di maturità . Donne che sposate o single hanno saputo acquisire l'indipendenza dal maschio. Non hanno paura di rimanere sole, la relazione non è più un bisogno.

Donne che sembrano avere lasciato dormire sensi e passioni pronte tuttavia a risvegliarsi al momento giusto, ma accettando che il “per sempre” non esiste, che il mondo incantato di un tempo è una bolla di sapone.

Donne con ancora un guizzo di gioventù nella mente nell'anima nel corpo, ma con la saggezza di un'esperienza acquisita che non può che sfociare in un tramonto sereno della vita. Una vita più lenta ma arricchita di nuovi valori.